sabato 22 dicembre 2012

NATALE, METTERSI IN CAMMINO


IV Domenica Avvento Anno C

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

In questa ultima Domenica di Avvento, prima del santo Natale, ci viene proposta la figura di Maria la Madre del Signore. Il verbo che caratterizza spesso la sua persona e’ un verbo di movimento: andare. Quasi un correre verso qualcosa o meglio qualcuno a cui rendere il nostro servizio. Natale andare oltre, verso nuove mete, con nel cuore la gioia di una vita incipiente che ci spinge a realizzare il progetto di Dio, un mondo nuovo non più caratterizzato da logiche di potere ma vissuto nelle quotidianità del Servizio, potendo anche noi dire con Maria: grandi cosa ha fatto in me l’Onnipotente perchè ha guardato la mia piccolezza. 


(Letture: Michea 5, 1-4a; Salmo 79; Ebrei 10, 5-10; Luca 1, 39- 45). 

sabato 15 dicembre 2012

GESU' CI DONA UN MODO DIVERSO DI VIVERE IN QUESTO MONDO!


III domenica di Avvento “gaudete”Anno C


In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe». Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». (...). 


Il vangelo di questa domenica e’ quanto mai attuale per noi che viviamo in una societa’ dei consumi e dell’accumulo. Tutto e’ regolato dalla legge del mercato che impone di produrre sempre di piu’ e di conseguenza di acquistare sempre di piu’, altrimenti la ruota si ferma bloccando tutto il sistema economico… non posso e non sono in grado di scrivere in questo luogo come fare ma e’ certo che mentre noi consumiamo piu’ del necessario in altre parti del mondo si muore di fame e di sete. Anche l’acqua e’ un bene per tanti inaccessibile. Serve ri-equilibrare la bilancia rendendo, a chi non ha, quello che noi con i nostri comportamenti abbiamo tolto. La pace da tanti sbandierata in mille modi nasce dal rispetto della giustizia, altrimenti e’ solo demagogia. Ritorno a comportamenti onesti, senza esigere niente di piu’ (leggi tangenti) e senza farsi forza del ruolo ricevuto per acquisire privilegi ma amministrare con spirito di servizio, tanto semplice da essere una vera sfida per l’uomo d’oggi!

Per una lettura personale
 (Letture: Sofonìa 3, 14-18a; Salmo: Is 12, 2-6; Filippesi 4, 4-7; Luca 3, 10-18) 

domenica 9 dicembre 2012

PREPARARE IL NOSTRO CUORE


II domenica di Avvento (Anno C)

(...) la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto. Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com'è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaìa: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».



Preparare la “via del Signore” ecco il compito  che Giovanni riceve dalla Parola di Dio ma anche di ognuno di noi. Il Signore verra’  ma a noi e’ dato di preparare , abbreviare il tempo del suo arrivo preparando si potrebbe dire oggi con un termine moderno, una autostrada. Un’impresa colossale, riempire burroni abbassare le montagne creare viadotti perche il suo arrivo non conosca ritardi e possa arrivare al piu’ presto possibile. La Parola di Dio che e’ Onnipotente e che ha creato il mondo intero ha bisogno del nostro aiuto, della nostra collaborazione, perche’ il Signore venga perche’ quella via e’ il nostro cuore umano che solo noi possiamo aprire al suo arrivo.. Lo vedremo bene la notte di Natale, ha bisogno di una madre di un padre, di una povera dimora come quella di un cuore umano che lo possa accogliere perche’ si possa compiere il miracolo del Natale. Riempire i burroni dell’ingiustizia, abbassare le montagne del egoismo e del peccato… perche’ ogni uomo sia  salvato. Ogni uomo? Sì, esattamente questo: ogni uomo. Dio viene e non si fermerà davanti a burroni o montagne, e neppure davanti al mio contorto cuore. Raggiungerà ogni uomo, gli porrà la sua Parola nel grembo, potenza di parto di un mondo nuovo e felice, dove tutto ciò che è umano trovi eco nel cuore di Dio.
(Letture: Baruc 5, 1-9; Salmo 125; Filippesi 1, 4-6.8-11; Luca 3, 1-6)
 

sabato 1 dicembre 2012

TEMPO DI AVVENTO, VICINO COME IL MIO RESPIRO


I Domenica di Avvento Anno C

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina (...).
Inizia un nuovo tempo liturgico, una nuova occasione ci viene data per rinascere: ecco il vero senso del natale che ci attende, che andremo a celebrare la notte del 25 dicembre. Non un fatto del passato, che non ci può più raggiungere ma l’occasione che il bambino di Betlemme offre a tutta l’umanità: rinascere a nuova vita, ed allora il mondo avvolto nelle tenebre del male e dell’egoismo vivra’ un’alba nuova, una nuovo giorno, festa dei cuor, festa della famiglia umana. Ecco i faccio nuove tutte le cose, e’ la frase che più mi piace per vivere questo natale, di questo abbiamo bisogno più che di ogni altra cosa, più del cibo che imbandirà la nostra mensa, più del vestito con il quale ci copriremo dal freddo di quella notte santa, più del battito del nostro cuore perchè viene  vicino come il respiro, vicino come il cuore, vicino come la vita a rinnovare il nostro vecchio mondo.

Per una lettura personale
(Letture: Geremia 33,14-16; Salmo 24; 1 Tessalonicesi 3,12-4,2; Luca 21,25-28.34-35). 

sabato 24 novembre 2012

LA REGALITA' DI CRISTO, VITTORIA SUL NOSTRO EGOISMO


Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo
Anno B

In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re (...)».

La solennità dì oggi ci fa guardare in avanti alla fine del tempo, quando Gesù tornerà nella Sua Gloria per giudicare nell’amore i nostri atti e le nostre vite. In questa beata attesa, come ci ricorda la liturgia eucaristica, i cristiani sono chiamati ad una attesa operosa sull'esempio di Cristo e della sua regalità, che come ci ricorda il vangelo di oggi non è modellata su quella umana fatta di potere e grandezza ma sul servizio e sull'amore. E’ Re colui che serve, il cristianesimo ci mettere insieme due termini che il mondo separa e tanta volte contrappone fino allo scontro e alla guerra. Nel cristianesimo  spesso, la sintesi è il modo privilegiato di procedere. Sono veramente grande, libero, sovrano dei miei sentimenti, vero Re di me stesso quando guardo il mondo e gli altri con gli occhi di colui che vuole dare più che ricevete vincendo l’egoismo radice di tutti i mali.  Libero come nessuno, amore come nessuno, vero come nessuno. La regalità di Cristo non è potere ma pienezza d'umano, accrescimento di vita, intensificazione d'umanità: «il Regno di Dio verrà con il fiorire della vita in tutte le sue forme» (G. Vannucci).

Per una lettura personale:
(Letture: Daniele 7, 13-14; Salmo 92; Apocalisse 1, 5-8; Giovanni 18, 33-37) 

sabato 17 novembre 2012

TUTTO PASSA, DIO RESTA!


XXXIII Domenica Tempo Ordinario-Anno B

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremità della terra fino all'estremità del cielo. [...] Quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte [...].».

Il mondo finirà è un assioma che tutti noi abbiamo studiato quando andavamo a scuola, e appartiene alle leggi della fisica. Tutto ha un inizio e tutto ha una fine… ma quando tutto sembra finire ecco vedrete il Figlio dell’uomo. E’ questa le prima verità che il vangelo di questa settimana ci propone. Tutto passa solo Dio resta diceva santa Teresa d’Avila e sembra volerci dire a noi uomini di questo secolo la stessa verità. Se questo è il messaggio di questa domenica rimane a noi la possibilità di rileggere tutta quanta le nostra vita e soprattutto vedere come abbiamo e su che cosa fondiamo le nostre stesse scelte e decisioni: è’ in effetti una riflessione non tanto sulla fine del mondo, in senso finale ma sul significato del nostro mondo, che noi ogni giorno costruiamo con le nostre stesse mani, sia a livello personale che sociale. E’ anche un invito al termine di questo anno liturgico di rivedere la nostra vita e di ripensare a come iniziare il nuovo fondandolo sulla fedeltà e sull’Amore di Dio che è sempre vicino ed attende alla porta del nostro cuore.

per una lettura personale
(Letture: Daniele 12,1-3; Salmo 15; Ebrei 10,11-14.18; Marco 13,24-32)

giovedì 8 novembre 2012

NON CONTA QUANTO MA IL MODO, IL CUORE CON CUI SI DONA


XXXII Domenica Tempo ordinario Anno B

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
[Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».] 


Questa Domenica il vostro Parroco sarà impegnato a correre la Maratona di Livorno, per portare avanti con la sua passione per lo sport, tanti casi umani e di solidarietà.  Ci sarà Alessio nel mio cuore con il suo sogno di poter un giorno camminare liberamente, ci saranno Masimiliano e Salvatore, marò del Reggimento “San Marco” ancora trattenuti in India in attesa di avere giustizia, si saranno tanti bambini che ancora non possono correre felici perchè malati, come quelli dell'ospedale pediatrico del Caritas Baby Hospital di Betlemme o quelli costretti a lavorare fin dalla loro più tenera età in tante parti del mondo. Così questa Domenica la mia omelia sarà fatta con le gambe e con il cuore e non come ogni altra Domenica dal pulpito di una chiesa, non vesti liturgiche ma semplici pantaloncini da corsa, il cuore sarà il solito quello di ogni giorno, il cuore di un uomo che batte forte ed ancora non si vuole risparmiare ed aspettare al traguardo che il mondo arrivi senza di lui… anch’io getterò quei 21 chilometri e novantasette metri tutto quello che ho, di questo sono sicuro.

(Letture: 1 Re 17, 10-16; Salmo 145; Ebrei 9, 24-28; Marco 12, 38-44). 

sabato 3 novembre 2012

NON ESISTE AL MONDO COSA PIU' GRANDE DELL'AMORE


XXXI  Domenica Anno B

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: "Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima [...]". Il secondo è questo: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". Non c'è altro comandamento più grande di questi».

Gesù ha scelto come impegno di vita, strada da seguire, orizzonte su cui orientarsi la parola più bella ed impegnativa del vocabolario umano: Amore. Una parola che si deve declinare in Amare Dio ed il Prossimo.  Da questo nasce e deriva tutta la morale e la vita del cristiano. Potremo dire con Sant’Agostino: Ama e fai quel che ti pare… ma Ama, sempre in ogni momento della vita, nella gioia e nella malattia, nella buona e nella cattiva sorte, ogni giorno della tua vita… come ci ricorda anche la formula del Matrimonio cristiano, un Amore che non può non essere indissolubile, indistruttibile eterno come è l’Amore che Dio riversa nei nostri cuori. “Ama questa polifonia della vita, e farai risplendere l'immagine di Lui che è dentro di te. Perché l'amore trasforma, ognuno diventa ciò che ama. Se Lo amerai, sarai simile a Lui, cioè creatore di vita, perché «Dio non fa altro che questo, tutto il giorno: sta sul lettuccio della partoriente e genera» (M. Eckhart).
Amerai, perché l'amore genera vita sul mondo”.

Per una lettura personale:
(Letture: Deuteronomio 6,2-6; Salmo 17; Ebrei 7,23-28; Marco 12,28b-34)

sabato 27 ottobre 2012

GESU' ASCOLTA IL GRIDO DEL POVERO


XXX Tempo Ordinario Anno-B

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico (...) il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!» (...). Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!» (...) Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Spesso le nostre menomazioni, i nostri limiti, il nostro peccato diventano un alibi a rimanere immobili nel nostro dramma e magari ad autocommiserarsi della nostra situazione, inchiodandoci alla nostra croce. Gesù, il crocifisso, è venuto per liberarci e non a commiserarci!
Bartimeo diventa così il prototipo di ogni uomo che non voglia arrendersi al destino ma che nutre la speranza che sia per se e per tutti una salvezza. Quando sente passare Gesù comincia a gridare vincendo la sordità del mondo o le rimostranze dei discepoli che vorrebbero farlo tacere. Gesù non e’ sordo al suo richiamo ascolta e si ferma con compassione e attende Bartimeo. 

«Balza in piedi» e lascia ogni sostegno, per precipitarsi, senza vedere, verso quella voce che lo chiama, orientandosi solo sulla parola di Cristo, che ancora vibra nell'aria. Come lui, ogni cristiano si orienta nella vita senza vedere, solo sull'eco della parola di Dio ascoltata con fiducia là dove risuona: nel vangelo, nella coscienza, negli eventi della storia, nel gemito e nel giubilo del creato.
Che bella questa espressione amorevole di Gesù: «Cosa vuoi che io ti faccia?». Se un giorno io sentissi, con un brivido, queste stesse parole rivolte a me, che cosa chiederei al Signore? Una domanda che è come una sfida, una prova per vedere che cosa portiamo nel cuore.
Gesù insegna instancabilmente qualcosa che viene prima di ogni miracolo, insegna la compassione, che rimane l'unica forza capace di far compiere miracoli ancora oggi, di riempire di speranza il dolore del mondo. Noi saremo come Cristo non se faremo miracoli, ma se sapremo far sorgere nel mondo il tempo della divina compassione. E. Ronchi

Per una lettura personale
(Geremia 31,7-9; Salmo 125; Ebrei 5,1-6; Marco 10, 46-52).

sabato 20 ottobre 2012

ALLA SCOPERTA DEL VOLTO PATERNO DI DIO


XXIX Domenica del Tempo Ordinario - Anno B

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?» [...]. 

“Signore, vogliamo che tu ci faccia…” è la preghiera tipica di tante persone che interpretano il rapporto con Dio solo in termini di utilità, di convenienza. Dio che è onnipotente può tutto ed io che sono suo amico deve accontentarmi. Anzi baratto la mia fedeltà, l'essere buono, giusto, onesto con una specie di ricompensa, di un dovuto. I Latini dicevano: do ut des!
Non è questa la preghiera cristiana, essa nasce non da un rapporto di scambio o di convenienza ma da un rapporto amicale nel nasce e si moltiplica nel campo delle libertà e della gratuità.
E quando chiede, come nella preghiera del Padre Nostro, chiede che sia fatta le Sua e non la nostra volontà, anche perchè spesso non sapiamo realmente quello che chiediamo e quale sia il vero bene per me e per gli altri.  Il cristiano chiede anche le cose materiali certo la chiede il pane quotidiano ovvero il necessario riconoscendo un questo sempre il frutto della Sua Provvidenza e mai unicamente frutto del lavoro dell’uomo. Fin quando non impareremo a vedere in Dio il volto di un Padre da Amare e non un Essere Onnipotente da portare dalla nostra parte, non avremo ancora intrapreso il cammino cristiano.

 Per una lettura personale:
(Letture: Is 53,2a.3a.10-11; Sal 32; Eb 4.14-16; Mc 10,35-45)

venerdì 12 ottobre 2012

ESSERE O AVERE?


XXVIII Domenica, Tempo Ordinario, Anno B

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: "Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre"». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». (...) 
Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».

Un tale corre incontro al Signore. Non ha un volto, non ha una eta’, non possiede una identita’, possiamo dire che non ha una sua personalita’. Difronte alla scelta tra le cose  che possiede una una nuova vita impostata su altri valori, come il dono si se stesso nell’amore, che Gesu’ gli propone mette al primo posto le cose. In questo senso e’ figlio del nostro tempo, figlio di questa societa’ consumistica che ci riempie di cose, spesso inutuili ma che ci toglie la vita vera, quella eterna.
Essere o avere? Quel tale sceglie l’avere! Eppure Gesu’ ha per lui uno sguardo pieno di amore anche per lui, non vede un ricco, vede una persona da amare.
Seguire il Vangelo non è rinuncia, ma incarnare un'altra logica del vivere, per un cuore moltiplicato, per cieli nuovi e terra nuova. Allora capiamo che il «Regno di Dio verrà con il fiorire della vita in tutte le sue forme» (Giovanni Vannucci). Che ogni discepolo vero può pregare così: «con gli occhi nel sole / a ogni alba io so / che rinunciare per te / è uguale a fiorire» (Marina Marcolini).

Per una lettura personale
(Letture: Sapienza 7, 7-11; Salmo 89; Ebrei 4, 12-13; Marco 10, 17-30). 

venerdì 5 ottobre 2012

DIO UNISCE, NON SEPARA E CI DONA UN NUOVO!


XXVII Domenica del Tempo Ordinario Anno B

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall'inizio della creazione Dio li fece maschio e femmina; per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto». A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».

Dopo duemila anni la domanda dei Farisei è di stretta attualità anche nella nostra società. Infatti nel nostro ordinamento civile, in Italia è permesso divorziare e le separazioni sono ormai un fatto comune sia per i credenti che per  i non. Perchè continuare a stare insieme quando ormai niente ci unisce più?  Come sempre Gesù ha uno sguardo diverso, più lungo di quello contingente dell’uomo e arriva al cuore di ogni realtà. E’ per la durezza del vostro cuore che avete la possibilità di divorziare, per la vostra incapacità di saper aprire il vostro cuore di pietra e di entrare in una nuova dimensione. Spesso tutte le separazioni iniziano con una durezza del cuore incapace di accogliere di perdonare… poi il resto è inevitabile senza Amore ogni cosa muore, si secca, ingiallisce e si scolora, fino a non riconoscere più la donna che ci è accanto come la nostra moglie, la madre dei nostri figli. Solo lui il Signore ci può sanare da questo male che si chiama “durezza del cuore” (sclero-cardia) e donaci un cuore di carne capace di Amare.
Vivere in questa fede è  il cammino del cristiano!

Per una lettura personale:
(Letture: Genesi 2,18-24; Salmo 127; Ebrei 2,9-11; Marco 10,2-16)

venerdì 28 settembre 2012

I DISCEPOLI DI GESU': UOMINI SOLIDALI E APERTI AL MONDO


XXVI DOMENICA Tempo ordinario-Anno B

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi. Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa. Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare (...)». 

Gesu’ non crea steccati, dentro noi, fuori gli altri, ma concepisce il mondo come una grande famiglia dove tutti coloro che operano il bene, la giustizia l’amore verso il prossimo sono "amici di Gesù": “Chi non è contro di noi (nel perseguire il progetto di fraternità e di Amore di Gesù) è con noi . Si può essere di Cristo senza appartenere al gruppo dei dodici. Trasferito nel nostro mondo: si può essere uomini di Cristo senza essere uomini della chiesa, perché il regno di Gesù è più grande della chiesa, e la chiesa finirà mentre il regno dei cieli è eterno. Semini amore, aiuti a guarire l'oceano di male che c'è nel mondo? Allora sei di Cristo. Cade cosi, una certa idea di superiorità, di esclusività che potremmo avere noi cristiani nei confronti degli altri, ritenendoci superiori o migliori e guardando gli altri dall’alto verso il basso. Non occorre fare grandi cose per meritare il beneplacito di Gesu’ anche solo un bicchiere d’acqua dato un assettato è già un fiume che scorre verso il mare della Carità che è Dio.

Per una lettura personale:
(Letture: Numeri 11,25-29; Salmo 18; Giacomo 5,1-6; Marco 9,38-43.45.47-48).

venerdì 21 settembre 2012

I BAMBINI AL CENTRO DEL CUORE


XXV Domenica del Tempo Ordinario - Anno B

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli [...] giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato». 

Gesu’ per spiegarci il suo modo di intendere la vita usa l’immagine di un bambino. Nel mondo spesso i bambini occupano solo marginalmente un posto, spesso sono appena accettati, quando non vengono sfruttati o usati per fini ignobili. Gesu’ invece da loro una grandissima dignita’ fino a dire che chi accoglie loro accoglie Lui stesso! Penso ai tanti bambini mai nati… a quelli violentati o malati o denutriti di cui spesso nessuno si occupa, a quanti Gesu’ bambino sparsi nel mondo in attesa di essere ricosciuti nella loro dignita’ abbracciati come fece Lui quel giorno. Proprio perche’ non possono restituirci il bene che noi gli facciamo sono per noi occasione di un Amore disinteressato e totale

“Potessimo dire, come Gesù, ai nostri piccoli, a quelli che ci sono affidati: ti metto al centro della mia vita e ti abbraccio. Allora il sogno di Gesù dalla periferia del mondo arriverà a conquistare il centro della città dell'uomo”. (E. R.)

Per una lettura personale
(Letture: Sapienza 2,12.17-20; Salmo 53, Giacomo 3,16-4,3, Marco 9,30-37)

venerdì 14 settembre 2012

IN PRINCIPIO FU IL PUNTO INTERROGATIVO!


XXIV Domenica Tempo ordinario Anno B

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti». Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell'uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va' dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini». Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».

Un Maestro strano Gesu’ che non cerca di dare spiegazioni o risolvere dubbi quanto piuttosto porre degli interrogativi. In effetti la cosa assolutamente importante e porsi delle domande, essere continuamente alla ricerca della verita’ e non tanto possessori di essa. Tutto nasce dal dubbio da cui nasce la ricerca. Gesu’ non pone domande filosofiche o scientifiche, quanto relative al nostro rapporto con Lui. Chi sono io per te nella tua vita, nelle tue scelte, nel modo di impostare la tua esistenza di ogni giorno, che cosa incide nel tuo vissuto la mia amicizia con te. Una relazione amicale non e’ mai scontata, raggiunta, definitiva, ogni giorno va rinnovata e abbracciata come se fosse appena nata. 
Chi sono io per te? Attorno a questa domanda si gioca la fede di ciascuno. Come Pietro ogni discepolo è chiamato personalmente ad amare questa domanda, come acqua sorgiva. Io l'ho molto amata, le ho dato molte risposte, sempre incompiute. Oggi, Signore, ti confesso felice che Tu sei per me quello che la primavera è per i fiori, quello che il vento è per l'aquilone. «E col tuo fiato m'apri spazi al volo» (G. Centore).

Per una lettura personale:
(Letture: Isaia 50, 5-9a: Salmo 114; Giacomo 2, 14-18; Marco 8, 27-35) 

domenica 9 settembre 2012

LA BELLEZZA DI APRIRSI A DIO E AGLI ALTRI


XXIII Domenica Tempo ordinario - Anno B

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Ogni menomazione riduce la nostra capacita’ di vivere pienamente la nostra vita, attraverso i sensi l’uomo si apre alla conoscenza del mondo che lo circonda e nello stesso tempo interagisce con il mondo e con gli altri. In maniera particolare il sordomuto e’ impossibilitato a comunicare con il prossimo. Tutti noi sappiamo dallo studio del corpo umano che  questa menomazione nasce da un difetto uditivo e per conseguenza di cio’, ovvero dalla imposibilita’ di ascoltare i suoni, non ci riesce per conseguenza a parlare anche che l’apparato vocale non ha nessun difetto fisico. Si puo’ pertanto insegnare a parlare ad un sordomuto con tecniche speciali. Ho detto tutto questo non per fare una lezione di anatomia ma per andare al cuore del fatto evangelico che Gesu’ intende prendere ad esempio per la nostra vita. Anche nella vita spirituale occorre prima saper ascoltare e successivamente si puo’ parlare a Dio, questo vale anche nella vita di relazione e di ogni giorno ogni volta ci apriamo all’altro. Ogni relazione vera, sincera nasce dall’ascolto profondo dall’altro. Gesu’ nel guarirlo lo invita ad aprirsi “effeta’” dal proprio mondo per cominicare veramente. Primo servizio da rendere a Dio e all'uomo è l'ascolto. Senza, non c'è parola vera. Nella Bibbia leggiamo di una preghiera così bella da incantare il Signore. Di questa sola è detto che il Signore rimane affascinato. Nella notte che precede l'incoronazione, il giovane Salomone chiede a Dio: «Donami un cuore docile, un cuore che ascolta!» E Dio risponde, felice: «Poiché non mi hai chiesto ricchezza, né potenza, né lunga vita, tutto questo avrai insieme al dono di un cuore che ascolta!» Dono da chiedere sempre. Instancabilmente, per il sordomuto che è in noi: donaci, Signore un cuore che ascolta. Perché è solo con il cuore che si ascolta, e nasceranno parole profumate di vita e di cielo.

Per una lettura personale
(Letture: Isaia 35, 4-7; Salmo 145; Giacomo 2, 1-5; Marco 31-37 ) 

domenica 2 settembre 2012

MANI SPORCHE E CUORE PULITO


XXII Domenica
Tempo ordinario - Anno B

« (...) "Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini". Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall'uomo a renderlo impuro». E diceva: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza»... 

Abbiamo vissuto anni orsono la famosa epoca giudiziaria denominata “mani pulite”, oggi Gesu’ ci dice che non basta o non e’ necessario dal punto di vista morale avere solo le mani pulite, ma che la cosa importante per l’uomo e’ avere il cuore pulito. Le mani possono anche essere sporche, segno di chi lavora duramente, ma Gesu’ guarda il cuore dell’uomo , le sue intenzioni, i suoi desideri, i suoi progetti. E’ dal cuore, inteso come interiorita’ che nascono tutte le cose che contamina l’uomo, I farisei davano solo consigli di natura igienica e sanitaria ma che non riguardano certo il nostro rapporto con Dio. Gesu’ inaugura la religione del cuore, dell’aomre al prossino in modo concreto e non solo una salvezza personale realizzata con pratiche e riti availsi dal nostro rapporto con il prossimo, una religione molto “laica” potremo dire oggi tanto per capirci, ma che raggiunge il cuore di Dio e dell’uomo nel suo essere piu’ profondo.

“Che aria di libertà con Gesù! Apri il Vangelo ed è come una boccata d'aria fresca dentro l'afa dei soliti discorsi. Scorri il Vangelo e passa l'ombra di una perenne freschezza, un vento creatore che ti rigenera, che apre cammini, perché con Cristo sei tornato al cuore felice della vita”.

Per una lettura personale
(Letture: Deuteronomio 4, 1-2.6-8; Salmo 14; Giacomo 1, 17-18. 21b-22.27; Marco 7,1-8.14-15.21-23) 

sabato 25 agosto 2012

TU SOLO PER ME, COME IO PER TE


XXI domenica  Tempo ordinario - Anno B

In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell'uomo salire là dov'era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». (...)

La pagina del vangelo di questa settimana, contraddice un’immagine talvolta consueta di Gesu’ sdolcinata, melliflua che ci possiamo essere fatti. In questo episodio Gesu’ appare deciso come non mai, fino al punto che alcuni discepoli arrivano a dire che la sua parola e’ dura. Gesu’ e’ misericordioso quando si tratta di perdonare i peccatori, ma fermo quando si tratta di principi e di presa di posizione nella fede. Su questi argomenti non ci possono essere compromessi ne mezze misure, sembra voler dire che sulla fiducia non si scherza. La cosa vale per tutti i suoi discepoli ed in questo siamo coinvolti noi oggi, occorre saper scegliere e dare fiducia sapendo che lui e’ il Figlio di Dio. Ci viene in aiuto la figura e la parola di Pietro, Tu solo hai parole di vita eterna, tali da riscaldare il cuore dell’uomo, ogni altra parola sara’ sempre parziale e limitata, incapace di dare gioia e speranza. Tu solo come in un patto d’amore che non ammette terzi, Tu solo per me come io solo per te! 

Per una lettura personale
(Letture: Giosué 24, 1-2. 15-17. 18b; Salmo 33; Efesini 5, 21-31; Giovanni 6, 60-69) 

venerdì 17 agosto 2012

CIBARSI DI CRISTO PER AVERE LA VITA ETERNA

XX domenica Tempo ordinario Anna B

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui». (...) 

La prima cosa che ci viene in mente quando parliamo di vita eterna e’ quella dopo la morte, oltre il tempo. Ma questo e’ solo l’atto conclusivo di un percorso che inizia su questa terra per chi ci crede, mentre per gli altri esiste solo questa vita terrena e limitata. Gesu’ come prima cosa ci dice che dopo la morte esiste un’altra vita e che questa comincia qui, ora. “Chi mangia (ora, in questo nostro presente) ha (non avra’) la vita eterna”, la vita eterna comincia qui ora per sfociare nell’Amore di Dio. Questa vita eterna Gesu’ la riassume con il mangiare e bere che immediatamente ci ricorda in sacramento dell’Eucarestia. Vivere di Lui vivere con Lui, dimorare, rimanere, essere familiari della sua storia del suo destino, della sua gloria. In altre parole e essere in comunione vitale con Lui, che e’ la Vita del mondo. Chi possiede la vita non muore mai! Pensiamo per un attimo ad un martire laico come il giudice Falcone, la mafia lo ha ucciso ma solo in quella dimensione storica e fisica che il nostro corpo vive materialmente, ma non potra’ mai uccidere cio’ che Falcone viveva ogni giorno come impegno di giustizia e liberta’. Questo e’ un valore universale ed eterno nel cuore dell’umanita’ finche rimarra’ un uomo su questo pianeta. Quanto piu’ vero sara’ questo per chi vivra’ l’Amore di Gesu’ , Colui  che ha detto Io sono la Via, la verita’ e la vita del mondo! Pensiamo poi a due innamorati, quando stanno insieme non esiste piu’ tempo e spazio, perche’ l’amore anche solo quello umano e’ in qualche modo eterno o almeno ci rimanda ad esso. 
Al momento della professione il monaco armeno, invece che con i tre classici voti, si consacrava a Dio con queste parole: voglio essere uno con Te! Una sola cosa con te per sempre.

Per una lettura personale
(Letture: Proverbi 9, 1-6; Salmo 33/34; Efesini 5, 15-20; Giovanni 6, 51-58) 

venerdì 10 agosto 2012

QUEL PANE VIVO DISCESO DAL CIELO


XIX domenica Tempo ordinario Anno B

(...) Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: "E tutti saranno istruiti da Dio". Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

“Nessuno puo’ venire a Me se non lo attira il Padre…”  ogni cosa, nelle cose di Dio, inizia sempre da una Sua iniziativa. Non siamo noi che scegliamo Lui ma Lui ha scelto noi e per questo ci attira a se’ in tutti i modi possibili perche’ possiamo essere una sola cosa con lui. In questo rapporto d’Amore rimane sempre la mia liberta’ , la possibilita di dire “no”, ma Dio mi attrae a se’ e fa’ di tutto perche’ io lo riconosca e risponda al Suo invito. Anche nell’amore tra due creature tutto nasce da una attrazione, che e’ come una scintilla, piccola cosa su cui poi si costruisce il rapporto successivo, ma serve la scintilla per accendere il fuoco grande dell’Amore. Ma per alimentare questo fuoco serve alimentarlo ogni giorno con il Suo Amore donato per me, “Io sono il pane vivo …” per la vita di ogni giorno e di tutti i giorni, fino alla consumazione del tempo per entrare poi definitivamente in quell’Amore infinito ed eterno che e’ Dio stesso.

Per una lettura personale.
(Letture: 1 Re 19, 4-8; Salmo 33/34; Efesini 4, 30 - 5, 2; Giovanni 6, 41-51). 

giovedì 2 agosto 2012

IO SONO IL PANE DELLA VITA


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XVIII Domenica  tempo ordinario Anno B
(...) Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: "Diede loro da mangiare un pane dal cielo"». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mose che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!». 


Io sono il Pane della vita, e’ l’affermazione che Gesu’ ci rivela dopo averci fatto vedere il miracolo della moltiplicazione dei pani. C’e’ un salto di qualita’ tra i due avvenimenti: il pane del miracolo e’ per il sostentamento materiale del corpo, quello che Gesu’ ci dona oggi e’ per la vita intesa nel significato piu’ grande e profondo del termine. Mi vengono in mente le Sue parole quando ci ricorda che non di solo cibo vive l’uomo di qualcosa di ancore piu’ importante per la vita che solo Lui ci dona, Amore, senso, fiducia, speranza… e tanto ancora di piu’ perche’ l’uomo non ha solo bisogni materiali.  In questa nostra epoca dove si cerca di riempire l’uomo con le cose che possiede, ci si rende conto di quanto questo stesso uomo, sia povero e smarrito di fronte alla vita. Allora ecco i surrugati, le compensazioni, gli sballi, le droghe e le sbornie di tutti i tipi pur di non pensare, pur di non volersi confrontare con il proprio io. Così l’uomo fugge da se stesso e dalla propria coscienza.Il cuore dell’uomo non puo’ essere colmato con niente solo Dio dona pace e pienezza al nostro cuore inquieto. P. G.
Per una lettura personale.

(Letture: Esodo 16, 2-4. 12-15; Salmo 77; Efesini 4, 17. 20-24; Giovanni 6, 24-35) 

venerdì 27 luglio 2012

CHI VUOL MOLTIPLICARE, PRIMA DIVIDA


XVII Domenica del Tempo Ordinario - Anno B

In quel tempo, [...] Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. [...] Alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». [...] Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cos'è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C'era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano [...].

La moltiplicazione dei pani non è un “gioco di prestigio” come da una lettura superficiale potremo definire, piuttosto un evento straordinario quanto semplice come quello della condivisione. Non occorrono formule magiche ne trucchi o inganni per moltiplicare il pane ma condivisione e solidarietà. Don Tonino bello diceva che vuol ben moltiplicare sappia prima dividere. Ecco l’aritmetica della solidarietà. La riprova di questo semplice discorso è sotto i nostri occhi ogni giorno: alla fame nel mondo ancora presente su questo nostro pianeta fa riscontro il problema dell’obesità dall’altra parte. Servirebbe sono un piccolo spostamento di risorse da noi paesi opulenti a quelli della povertà nella logica della condivisione. Ne avremo noi e loro e tutti avrebbe il necessario per vivere. Non a caso nella Messa il sacerdote ripete un gesto che Gesù compì nell’ultima cena per gli apostoli e che noi ripetiamo con tanta superficialità fino ad aver perso il suo significato “rivoluzionario”: prese il pane lo spezzò e lo diede loro dicendo, questo è il mio corpo donato per voi. Un gesto di condivisione che esprime amore, il solo che salva il mondo!

Per una lettura personale
(Letture: 2 Re 4,42-44; Salmo 144; Efesini 4,1-6; Giovanni 6,1-15)

sabato 21 luglio 2012

IL RIPOSO ILLUMINA E DA' SENSO AL LAVORO


XVI Domenica del Tempo ordinario – Anno B

Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto [...]. Ed egli disse loro: «Venite in disparte [...], e riposatevi un po'». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e [...] accorsero là a piedi [...]. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore [...].

Siamo figli dell’attivismo, tutto si misura sul fare, tutto ha senso se si produce sempre di piu’ in una logica del consumismo sempre piu’ spietato. E’ una analisi molto semplice questa, che nasce dal nostro vissuto quotidiano, che bene o male ci condiziona tutti. Non esistono piu’ giorni ferali e festivi ma tutti sono giorni del comperare e del vendere. Si potrebbe andare avanti chissa’ quanto a descrivere questo nostro mondo fondato sulla logica del mercato senza piu’ attenzione all’uomo. Il Vangelo di oggi ci dice che Gesu’ non e’ tanto preoccupato di quello che gli apostoli avevano fatto ma su di loro stessi. Prima viene l’Uomo, con i suoi bisogni, con le sue esigenze, con il suo vissuto, dopo quello che ha fatto. E’ l’Uomo che da valore al lavoro e non viceversa. Un mondo da rovesciare o meglio da ordinare con logiche Umane, come Gesu’ ci ha insegnato.

(Letture: Geremia 23,1-6; Salmo 22; Efesini 2,13-18; Marco 6,30-34)

venerdì 13 luglio 2012

A DUE A DUE


XV Domenica 
Tempo ordinario-Anno B

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient'altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

C’è un duplice movimento che Gesù richiede ai suoi discepoli. Il primo: chiamò a sé, il secondo prese a mandarli. La priorità dei futuri apostoli e prima stare con Gesù, fare esperienza della sua vita e successivamente andare verso gli altri non per fare adempi ma per annunciare quanto loro stessi hanno vissuto e scoperto nella loro vita. Tutto questo nella ”povertà” dei mezzi compresi la loro umanità che non si fonda su sublimità di dottrina o di eloquenza ma sulla carica della loro esperienza appassionata. Non si può dare se non abbiamo a nostra volta ricevuto. Li manda contro tutto ciò che è impuro e male per ricondurre i cuori degli uomini alla purezza e alla bellezza originaria. Li manda ovunque c’è il male per curare i corpi e gli spiriti. Un lotta ancora oggi aperta e tutta da fare, confidando che il vincitore è solo Lui: Io ho vinto il mondo, anche nella nostra vita!

Per una lettura personale
(Letture: Amos 7,12-15; Salmo 84; Efesini 1,13-14; Marco 6,7-13). 

venerdì 6 luglio 2012

DIO SI INCONTRA NEL QUOTIDIANO


XIV Domenica del Tempo Ordinario - Anno B

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano [...]: «Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone [...]?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì.

I compaesani di Gesù, dopo un primo momento di stupore e di meraviglia per quello che Gesù diceva e per i suoi miracoli, passano ben presto alla critica fino ad arrivare a scandalizzarsi di lui. Ma che cosa determina simile atteggiamento? La risposta è che è il falegname, non l’onorevole o l’avvocato, il figlio di Maria, che loro hanno visto fin da bambino, che è cresciuto tra loro nella povera e semplice casa di Nazaret come tutti loro. Non sanno accettare che il Messia, l’Inviato di Dio, Dio stesso potesse vivere nella porta accanto alla nosrta, facendosi “prossino”, vicino ad ogni essere umano. Quello che è il Vangelo (inteso come la buona notizia) di Dio che si fa vicino alla sua creatura, diventa scandalo e follia, quell’uomo in tutto simile a me non può essere Dio! Eppure questa è la via che Dio ha scelto per venirci incontro, Giovanni nel suo Vangelo, con un tocco poetico scriverà: Dio ha piantato la sua tenda in mezzo a noi, quando ha preso la nostra povera umanità. Possiamo dire che Dio si incontra anche oggi non nell’eccezionalità o nello straordinario ma nella quotidianità della mia vita, negli occhi trasparenti di un bambino, nel borgo dimenticato dagli uomini ma vicino al Suo cuore.

Per una lettura personale:
 (Letture: Ezechiele 2,2-5; Salmo 122; 2 Corinzi 12,7-10; Marco 6,1-6)

venerdì 29 giugno 2012

GESU', SIGNORE DELLA VITA E DELLA MORTE



XIII Domenica del tempo ordinario Anno B

(...) Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. (...)

“Non temere”, anche difronte al male assoluto su questa terra , la morte, mi invita a non temere. Per Lui Signore delle vita, la morte e solo un sonno leggero che al più lieve tocco fa risvegliare. Non a caso il luogo dove i cristiani portano i loro defunti per il riposo eterno si chiama “cimitero”, che vuol dire appunto luogo del sonno, ove ci si dorme. «Perché piangete? Non è morta questa bambina, ma dorme». Dorme, come tutti i nostri che ci hanno preceduto e che sono in attesa del risveglio. Dormono, come una parentesi tra questo sole e il sole di domani, e per Dio l'ultimo risveglio è sulla vita. Occorre però , come al solito, un atto umano tra i più profondi e sinceri che l’uomo possa fare si compia: affidarsi completamente a Lui, avere fede in altre parole Avere fede non è un atto di resa quando le mie forze non arrivano a fare ciò che vorrei, ma un gesto di apertura del cuore umano perchè possa vincere l’Amore e la Potenza di Dio nella mia vita… ed allora i miracoli, anche quelli più difficili o impossibili, avvengono ieri come oggi. Prese la mano della bambina e le disse alzati! Su ogni creatura, su ogni fiore, su ogni uomo, su ogni donna ripete la benedizione di quelle antiche parole: Talità kum, giovane vita, dico a te, alzati, rivivi, risplendi. Tu porti salvezza. Grazie Signore della Vita!

Per una lettura personale
(Letture: Sapienza 1, 13-15; 2, 23-24; Salmo 29; 2 Corinzi 8, 7.9.13-15; Marco 5, 21-43) 

giovedì 21 giugno 2012

OGNI VITA NASCE COME DONO DI DIO


Natività del Battista 24 Giugno.

Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c'è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All'istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio (...).

Il nome che Elisabetta darà al proprio figlio e che Zaccaria confermerà sarà: Giovanni. Secondo l’uso ebraico il nome designa la persona ed in qualche misura ne stabilisce la vocazione e la su intima natura. Il significato del nome in senso etimologico vuol dire Dono di Dio. Giovanni è un Dono di Dio per i suoi genitori già in età avanzati che tutto poteva aspettarsi ma non un figlio, per giunta il loro primo figlio. Così Giovanni sarà di nome e di fatto un meraviglioso Dono di Dio. Il miracolo della vita che si rinnova ad ogni nascita, che viene a far nuovo questo nostro mondo è e rimane Dono di Dio da accogliere, da amare, da servire dolcemente. Ogni bambino porta in se il segno di questo Amore Divino e umano al tempo stesso, che troverà del Bambino di Betlemme la coniugazione più perfetta: vero Dio e vero Uomo, è il Mistero del santo Natale! Tutti furono meravigliati, ci dice il vangelo così anche per noi il mistero della vita nascente più che portarci a tante riflessioni ci invita alla contemplazione del progetto di Dio su di noi e su tutto il mondo.

Per una lettura personale.
(Letture: Isaìa 49, 1-6; Salmo 138; Atti 13, 22-26; Luca 1, 57-66.80) 

venerdì 15 giugno 2012

BEATA SEMPLICITA', BEATA PICCOLEZZA!


XI Domenica del Tempo Ordinario - Anno B

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce [...].». Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell'orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra» [...].

Un piccolo racconto (parabola in termine tecnico) con il quale Gesù insegnava in modo semplice cose difficili. E’ questa la prima cosa da sottolineare: semplificare e non complicare le cose, al contrario di quanto avviene nel nostro mondo fatto di burocrazia, di leggi e leggine, decreti, norme ecc… Grazie Signore perché  prima di dirci il segreto del tuo messaggio ci insegni la semplicità del cuore, della vita, del parlare.
Poi ci parli di fioriture, di crescite di piccoli semi che diventano grandi, tanto da poter ospitare tra i loro rami gli uccelli del cielo… e il nostro pensiero corre ad Assisi dove un piccolo uomo di nome Francesco seppe diventare un albero rigoglioso dove tanti giovani e ragazzi del suo tempo trovarono la gioia di una vita semplice e libera. Primavera francescana, ricca di fiori e frutti che anche oggi si rinnova nei cuori di chi si sente giovane e capace di accogliere il seme che Dio continua a gettare senza risparmiarsi in generosità. Anche questo piccolo scritto è un piccolo seme gettato nel nuovo mondo di internet, sta a te che leggi farlo fiorire. Auguri.

Per una lettura personale:
(Letture: Ezechiele 17,22-24; Salmo 91; 2 Corinzi 5,6-10; Marco 4,26-34)

sabato 9 giugno 2012

PRENDIMI CON TE!

Solennità del Corpus Domini:

Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio». Dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Ogni Domenica celebriamo il Mistero dell’Amore di Dio per noi nell’Eucarestia. La Solennità di questa Domenica non è un doppione pertanto, ma si ricollega ad un fatto storico avvenuto nel 1263 a Bolsena.
Un sacerdote, mentre celebrava la S. Messa fu testimone di un miracolo che si compì nelle sue mani. L’Ostia consacrata versò sangue imporporando i lini dell’altare. Da qui il famoso miracolo di “Bolsena” dal luogo ove si compì. Se questo è l’aggancio storico alla nostra festa, rimane inalterato nei secoli tutta la forza del Mistero che ogni giorno si rinnova nelle mani de Sacerdote ogni volta che celebra la S. Messa. Ciò che ogni Domenica celebriamo non è un ricordo lontano o sbiadito del sacrificio di Gesù ma la rinnovazione del suo atto d’Amore per l’umanità per tutti i secoli. Nel silenzio del fluire del tempo, nella povertà dei segni del pane e del vino, senza clamore o suoni di tromba, nella povertà di una  chiesetta di montagna come della basica di San Pietro, Gesù ci ripete le stesse parole: Prendimi con te! Non chiede nulla se non questo atto di accoglienza, prendimi con te!

Per una lettura personale.
(Letture: Esodo 24,3-8; Salmo 115; Ebrei 9, 11-15; Marco 14,12-16.22-26)

domenica 3 giugno 2012

DIO E' AMORE


Santissima Trinità - Anno B

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» .

La più bella e profonda definizione di Dio, ce la fornisce Giovanni nel suo Vangelo: Dio è Amore (agàpe). Senza entrare nel merito della parola greca, che noi traduciamo Amore, anche se mettiamo la “A” maiuscola per non confonderlo con quello umano, rimane il fatto che Dio nella sua realtà più intima, come ci ricorda Giovani il discepolo che Gesù Amava, è Amore. La prima cosa che mi viene in mente è che nessun amore può rimanere solitario o chiuso in se stesso, questo tipo di amore è narcisismo, come ci ricorda anche la psicologia. Una deformazione che porterà narciso a contemplare la sua immagine nell’acqua fino poi ad affogare in essa. Ogni vero amore richiede superamento di se stessi per raggiungere l’altro. L’Amore vero necessita di colui che Ama (L’amante) e di colui che è amato (L’amato) e questo reciprocamente. Amore, Amante. Amato, che in Dio sono le tre Persone della santissima Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo.L’uomo che è stato creato ad immagine di Dio trova e ritrova la sua vera identità nell’Amore solo se rispetta quello Trinitario di Dio.

Per una lettura personale.
(Letture: Deuteronomio 4, 32-34. 39-40; Salmo 32; Romani 8, 14-17; Matteo 28,16-20)

venerdì 18 maggio 2012

CHIAMATI A DARE VITA A OGNI CREATURA


Ascensione del Signore Anno B

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio (...).

L’Ascensione è la festa che prima di tutto ci invita “ad andare”; come spesso avviene nel linguaggio di Gesù un verbo di movimento.  Non si accettano staticità, ritardi o lentezze, occorre lasciare qualcosa per andare oltre a quello raggiunto ed annunciare ad ogni creatura e non solo a gli uomini il vangelo di Gesù. Non più o soltanto ascoltatori, più o meno attivi,ma annunciatori in prima persona. E’ un grosso salto di qualità che il Signore ci chiede e che riguarda tutti noi chierici, e laici, ognuno con la sua responsabilità ma mai demandando ad altri. C’è poi il contenuto del messaggio: il Vangelo. Non si tratta quindi di propaganda o di divulgare idee o ideologie ma di annunciare Gesù Vivo e Risorto come unica risposta data agli uomini da parte di Dio. 
E partirono e predicarono dappertutto. Il Signore chiama gli undici a questa navigazione del cuore, li spinge a pensare in grande a guardare lontano: il mondo è tuo. Perché crede in loro, crede nell'uomo. Ha fiducia in me, più di quanta ne abbia io stesso; sa che riusciremo a contagiare di Spirito e di nascite chi ci è affidato.

Per l'approfondimento personale
(Letture: Atti degli Apostoli 1, 1-11; Salmo 46; Efesìni 4, 1-13; Matteo 28, 19a.20b) 

domenica 13 maggio 2012

CHIAMATI ALL'AMORE


VI Domenica di Pasqua Anno B

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici (...)».


Tutti sono convinti di saper amare, come se fosse la cosa più facile del mondo. Questa è la prima cosa da sfatare: spesso ci lasciamo amare dagli altri, ma riuscire noi ad amare è cosa molto difficile, che esige impegno costanza e tanta applicazione.
Se per imparare a suonare un qualsiasi strumento musicale si richiedono anni di applicazione e di studio, quanto più occorrerà per saper amare? Solo Gesù ci può aiutare donandoci il suo amare.
Seconda cosa, si può ordinare di amare, non esige forse più di altre realtà umane la piena e cosciente libertà? Certamente, quando Gesù ci “ordina” e come se volesse dirci: ti dono l’orientamento, la direzione della tua vita, o è finalizzata all’amore o è vissuta su falsi presupposti. Si capisce allora che il vangelo di questa domenica esige una profonda riflessione ed interiorizzazione che solo la persona può fare nel silenzio del suo cuore.

Per la riflessione personale:
(Letture: Atti degli apostoli 10, 25-27.34-35.44-48; Salmo 97; 1 Giovanni 4, 7-10; Gv 15, 9-17)

sabato 5 maggio 2012

VITA, COMUNIONE E FRUTTI ABBONDANTI


V Domenica di Pasqua  Anno B

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto». (...)

L’immagine tratta dal mondo agricolo, molti dei suoi ascoltatori erano agricoltori e potevano ben comprendere le parole del Signore, perché riscontrabili nella quotidianità del loro lavoro nei campi. Un linguaggio semplice per uomini semplici ma così profondo da rivelare le realtà stesse di Dio. In questa bella immagine mi  dice una verità molto profonda: in me c’è la continuità della vita stessa di Dio, la stessa linfa, la stessa radice, come la vita del padre in quella del figlio e quella del figlio nel padre anche nella vita umana è la stessa cosa.

Unica condizione è rimanere in Lui, non un Dio che obbliga o impone condizionamenti se non quello dell’amore stesso: rimanere uniti, indissolubilmente perché siamo una stessa realtà vitale. Nel Sacramento del Matrimonio cristiano Dio chiederà agli sposi la stessa logica dettata dall’amore siate una cosa sola e non osi separare ciò che Dio ha unito.

Da questa vita divina in me fioriscono frutti abbondanti di carità: sono le storie di tanti Santi che in questi duemila anni sono fioriti nella Chiesa del Signore e che ad ogni epoca si rinnovano. Ultimo in ordine di tempo il Beato Giuseppe Toniolo economista, sociologo vissuto a Pisa e elevato agli altari domenica scorsa.

Per una lettura personale
(Letture: Atti degli apostoli 9, 26-31; Salmo 21; 1 Giovanni 3, 18-24; Vangelo Giovanni 15,1-8)

venerdì 27 aprile 2012

IL BUON PASTORE: BUONO MA CORAGGIOSO

IV Domenica di Pasqua Anno B

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo».

E’ una scena quella descritta nel vangelo che apparentemente sembra bucolica, verdi colline, greggi ed armenti al pascolo. A leggerla con piu’ attenzione invece descrive una scena di lotta e di scontro tra due potenze che si contrappongono: i lupi e le pecore. L’eterna guerra tra male e bene, tra deboli e forti…  e si potrebbe andare avanti chissa’ per quanto. In questa scena compaiono due categorie di persone: i mercenari ed Il Buon Pastore. I primi legati ad una logica dell’interesse al primo accenno di pericolo scappano alle proprie responsabilita’, il Buon Pastore e’ una figura disarmata ma non recede, e’ pronto a tutto con la sola arma del suo caraggio per difendere con l’Amore chi gli e’ stato affidato. No e’ solo consolante per noi capire come Gesu’ e’ pronto a difendermi ma anche un impegno da assumere, un comportamento di vita da portare nel nostro quotidiano per no lasciarsi trascinare i questo vortice che ci vorrebbe tutti pedine di questo mondo dettato dalla logica del mercato, trasformandoci in codardi mercenari.

per approfondire:
(Letture: Atti degli apostoli 4, 8-12; Salmo 117; 1 Giovanni 3,1-2; Giovanni 10,11-18) 

sabato 21 aprile 2012

L'INCONTRO CON COLUI CHE VIVE PER SEMPRE


III Domenica di Pasqua  Anno B



(...) «Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora (...) disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Non sono un fantasma! Chi è un fantasma se non l’ombra della vita passata! Gesù Risorto Vive una vera vita, una nuova vita. Lazzaro fu resuscitato da Gesù ovvero tornò alla vita che aveva prima di morire ma Lazzaro poi alla sua ora morì di nuovo, non così  per il Risorto. Gesù Risorto non muore più e vive per sempre!!!  Gesù è lo stesso ed è diverso, è il medesimo ed è trasformato, è quello di prima ed è altro. Se questo è il dato teologico che il vangelo ci riporta, le conseguenze pratiche nella mia vita sono importantissime: Gesù Risorto è vivo ed io, lontano nel tempo dai fatti narrati, lo posso incontrare come mio contemporaneo sulle strade della mia vita non come un fantasma ma in carne ed ossa ed entrare nella vita concreta dei suoi amici. Madre Teresa di Calcutta lo incontrò tra le vie affollate di quella megalopoli in quel povero che le chiese “Ho sete” e la sua vita cambiò non fu un’allucinazione ma un vero incontro con il Risorto. Oggi tocca a noi accostarsi a quella mensa che ha preparato; mangiare insieme con lui è il segno della festa e della comunione ritrovata!

PER LA LETTURA PERSONALE
( Atti degli Apostoli 3, 13-15. 17-19; Salmo 4; 1 Giovanni 2, 1-5; Luca 24,35-48)