sabato 4 novembre 2017

GESU' L'AMICO


XXXI Domenica   Tempo Ordinario – Anno A 

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. (...) Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filatteri e allungano le frange; amano posti d'onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare “rabbì” dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare “maestri”, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato».

Gesù, come amico vero, ogni giorno, ogni Domenica ci invita a camminare con Lui verso un nuovo orizzonte dove mi ritrovo più vero, più autentico, più Uomo. Ad ogni frase del Suo Vangelo, un invito a camminare verso la mia maturità rifiutando falsità ed ipocrisie.
Proprio di ipocrisia si parla in questa Domenica,  scegliere una vita che sia il più possibile espressione delle mie idee, dei miei sogni senza paura di quello che sono comprese le mie debolezze e paure… una vita senza maschere e senza carnevali.
Al peccato d'ipocrisia, si aggiunge quello della vanità, apparire non essere, proprio lo slogan dei nostri tristi giorni. Nascondendosi dietro a titoli di tutti i generi, millantati e non corrispondenti alla verità della nostra vita. A tale visione di vita, l’Amico Gesù ci suggerisce il cammino dell’umiltà e del servizio. Ministri della Vita, custodendola e servendola nella serena gioia di ogni giorno sapendo che tale gioia è la mia più bella ricompensa.


sabato 28 ottobre 2017

AMARE



XXX Domenica Tempo ordinario Anno A

“In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Alla provocazione dei farisei di ieri e di oggi, Gesù risponde con una sola parola che riassume tutte le Parole di Dio e degli uomini: Amare.
Credo che non esista parola più grande e bella di questa, perché è al centro della vita di ogni uomo, è nel suo intimo, nel suo cuore. Amare ed essere amati è il desiderio più profondo, l’essenza stessa della vita di ogni uomo.
Amare voce del verbo dare, che si declina in tanti modi: amare Dio, il prossimo e noi stessi.
·        Amare Dio per molti è osservare leggi e precetti, vivere onestamente ed osservare la morale. Amare Dio è molto di più, è vedere il mondo come lo vede Lui ed impegnarsi a realizzare il Suo Regno sulla terra.
·        Amare il prossimo è rispetto, solidarietà, condivisione.

sabato 21 ottobre 2017

PAGARE O RESTITUIRE?


XXIX domenica - Tempo ordinario Anno A


In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di' a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l'iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Pagare o restituire? Mentre i Farisei e gli Erodiani parlano di pagare, Gesù cambia il verbo in restituire “restituite”, apparentemente sembra un piccola distinzione ma non è così.
Lasciando da parte le tante provocazioni e riflessione che sempre la Parola di Gesù ci offre, io mi vorrei concentrare su questa piccola ma importante diversità dal linguaggio degli uomini e quello di Gesù.
Il mondo parla di pagare,  la pura logica del mercato: domanda e offerta,  ecco il prezzo da pagare… Gesù vede il mondo non in modo economicistico ma esistenziale, legato ai rapporti tra gli uomini da viversi nella logica dell’Amore.

sabato 14 ottobre 2017

SIAMO TUTTI INVITATI


XXVIII Domenica Tempo Ordinario – Anno A

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest'ordine: dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali».

Il Signore ci invita ad una grande festa, non una festa qualsiasi, ma ad una festa nuziale. Credo che il giorno delle nozze sia il giorno più bello che si possa immaginare, sia per gli sposi che per tutti quelli che sono invitati. Eppure nessuno risponde all’invito. Come mai? Occorre avere un cuore aperto all’amore, alla gioia, alla felicità per poter far festa con gli sposi… altrimenti restiamo “fuori” da tale gioia e preferiamo cose più serie: gli affari, il lavoro tutte cose da uomini  “seri”.

sabato 30 settembre 2017

DOMENICA XXVI

Matteo 21,28-32
In quel tempo, disse Gesù ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, va' oggi a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò. Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Dicono: «L'ultimo». E Gesù disse loro: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli».
Un uomo aveva due figli! La parabola inizia con questa frase, ci saremmo potuti aspettare che dicesse: un padre aveva due figli, invece usa questo termine generico, quasi impersonale, che parafrasando un celebre romanzo potremmo dire, uno, nessuno o centomila. Anche i destinatari di questa parabola, sono coloro che rappresentano la gerarchia religiosa del popolo d’Israele, uomini pii e devoti che forse agli occhi di Gesù peccano proprio per questo, non vivono nella fiducia di Dio Padre.

Tutto il discorso che è sotteso alla parabola è essere Figli e non servi.  Il primo dice di si, rispetta la forma non la sostanza e crede di aver messo a tutto posto. L’altro, oppone il suo rifiuto, come se la vigna non fosse anche di sua proprietà, ma solo un’incombenza da svolgere. In lui, tuttavia, c’è un ripensamento: si pente, cambia il suo modo di vedere il padre e la vigna e si reca al lavoro. Dio non è un dovere da svolgere, ma un Padre da accogliere nella gioia. Gioia  di essere suoi figli chiamati a collaborare con Lui ad un mondo nuovo sognato da Dio verso il quale  noi siamo chiamati a camminare con letizia .



venerdì 22 settembre 2017

OPERAZIONE 30 MILA


IL 12 NOVEMBRE A LIVORNO
FESTEGGERO'
30.000 KM DI CORSA
FATTI PER I BAMBINI DI BETLEMME


CON LAURA CORREREMO
LA MEZZA MARATONA A STAFFETTA
PER SOSTENERE
IL CARITAS BABY HOSPITAL


 AL GAZEBO DELL'AVIS DONATORI
TROVERAI UNA CIOCCOLATA
PRODOTTA A MODICA DA MARIA
PER RACCOGLIERE OFFERTE.


DONARE SANGUE
E' DONARE LA VITA!
GRAZIE AVIS LIVORNO
PERCHE' SEI CON NOI
IN QUESTA BELLA AVVENTURA
DI VITA E DI SPORT.

sabato 2 settembre 2017

SE VUOI

XXII DOMENICA - Tempo ordinario Anno A

In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto (...) e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va' dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell'uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».



Gesù ci invita a seguirlo condividendo con lui la sua stessa vita. Un invito che affonda le sue radice nella nostra volontà e libertà: se vuoi. Non un obbligo, ma una libera scelta di vita totale e coinvolgente fino a diventare una sola cosa come solo l’Amore può fare.
Non vuole ne ingannarci e tacere tutte le difficoltà che questa vita richiede, ecco perché fin dall’inizio ci fa conoscere le condizioni di tale scelta.
Tre sono le cose che ci chiede: