sabato 28 ottobre 2017

AMARE



XXX Domenica Tempo ordinario Anno A

“In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Alla provocazione dei farisei di ieri e di oggi, Gesù risponde con una sola parola che riassume tutte le Parole di Dio e degli uomini: Amare.
Credo che non esista parola più grande e bella di questa, perché è al centro della vita di ogni uomo, è nel suo intimo, nel suo cuore. Amare ed essere amati è il desiderio più profondo, l’essenza stessa della vita di ogni uomo.
Amare voce del verbo dare, che si declina in tanti modi: amare Dio, il prossimo e noi stessi.
·        Amare Dio per molti è osservare leggi e precetti, vivere onestamente ed osservare la morale. Amare Dio è molto di più, è vedere il mondo come lo vede Lui ed impegnarsi a realizzare il Suo Regno sulla terra.
·        Amare il prossimo è rispetto, solidarietà, condivisione.

sabato 21 ottobre 2017

PAGARE O RESTITUIRE?


XXIX domenica - Tempo ordinario Anno A


In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di' a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l'iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Pagare o restituire? Mentre i Farisei e gli Erodiani parlano di pagare, Gesù cambia il verbo in restituire “restituite”, apparentemente sembra un piccola distinzione ma non è così.
Lasciando da parte le tante provocazioni e riflessione che sempre la Parola di Gesù ci offre, io mi vorrei concentrare su questa piccola ma importante diversità dal linguaggio degli uomini e quello di Gesù.
Il mondo parla di pagare,  la pura logica del mercato: domanda e offerta,  ecco il prezzo da pagare… Gesù vede il mondo non in modo economicistico ma esistenziale, legato ai rapporti tra gli uomini da viversi nella logica dell’Amore.

sabato 14 ottobre 2017

SIAMO TUTTI INVITATI


XXVIII Domenica Tempo Ordinario – Anno A

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest'ordine: dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali».

Il Signore ci invita ad una grande festa, non una festa qualsiasi, ma ad una festa nuziale. Credo che il giorno delle nozze sia il giorno più bello che si possa immaginare, sia per gli sposi che per tutti quelli che sono invitati. Eppure nessuno risponde all’invito. Come mai? Occorre avere un cuore aperto all’amore, alla gioia, alla felicità per poter far festa con gli sposi… altrimenti restiamo “fuori” da tale gioia e preferiamo cose più serie: gli affari, il lavoro tutte cose da uomini  “seri”.

sabato 30 settembre 2017

DOMENICA XXVI

Matteo 21,28-32
In quel tempo, disse Gesù ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, va' oggi a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò. Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Dicono: «L'ultimo». E Gesù disse loro: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli».
Un uomo aveva due figli! La parabola inizia con questa frase, ci saremmo potuti aspettare che dicesse: un padre aveva due figli, invece usa questo termine generico, quasi impersonale, che parafrasando un celebre romanzo potremmo dire, uno, nessuno o centomila. Anche i destinatari di questa parabola, sono coloro che rappresentano la gerarchia religiosa del popolo d’Israele, uomini pii e devoti che forse agli occhi di Gesù peccano proprio per questo, non vivono nella fiducia di Dio Padre.

Tutto il discorso che è sotteso alla parabola è essere Figli e non servi.  Il primo dice di si, rispetta la forma non la sostanza e crede di aver messo a tutto posto. L’altro, oppone il suo rifiuto, come se la vigna non fosse anche di sua proprietà, ma solo un’incombenza da svolgere. In lui, tuttavia, c’è un ripensamento: si pente, cambia il suo modo di vedere il padre e la vigna e si reca al lavoro. Dio non è un dovere da svolgere, ma un Padre da accogliere nella gioia. Gioia  di essere suoi figli chiamati a collaborare con Lui ad un mondo nuovo sognato da Dio verso il quale  noi siamo chiamati a camminare con letizia .



venerdì 22 settembre 2017

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sabato 2 settembre 2017

SE VUOI

XXII DOMENICA - Tempo ordinario Anno A

In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto (...) e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va' dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell'uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».



Gesù ci invita a seguirlo condividendo con lui la sua stessa vita. Un invito che affonda le sue radice nella nostra volontà e libertà: se vuoi. Non un obbligo, ma una libera scelta di vita totale e coinvolgente fino a diventare una sola cosa come solo l’Amore può fare.
Non vuole ne ingannarci e tacere tutte le difficoltà che questa vita richiede, ecco perché fin dall’inizio ci fa conoscere le condizioni di tale scelta.
Tre sono le cose che ci chiede:

domenica 27 agosto 2017

CHI SONO IO PER TE?

XXI Domenica
+ Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 16,13-20)
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo. 




I saggi di questo mondo non danno mai risposte preconfezionate ma semmai pongono nel cuore dei loro discepoli domande.
Gesù rientra tra questi, anzi Lui non è solo un saggio è molto di più, anche se usa  lo stesso loro metodo, è la Sapienza eterna del Padre venuto sulla terra per illuminare il cuore dell’uomo. Non ci considera “gente”, desidera mettere in rilievo con quel “ma voi”  che chi si dice cristiano è chiamato a dare una risposta chiara a Lui.
La domanda di questa pagina del vangelo è sempre attuale perché ci interpella ogni giorno sul nostro cammino di discepoli. Una interrogativo mai finito al quale rispondere ogni giorno se veramente vogliamo continuare il nostro cammino di discepolato.
Per tutti noi risponde Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Una risposta vera, teologicamente perfetta più da Teologo che da innamorato. Gesù accetta questa dichiarazione come un inizio su cui poter crescere ma la risposta Pietro la darà sul colle Vaticano quando ormai vecchio di anni, anche se giovane nel cuore, potrà dare la sua bella testimonianza d’amore a Gesù non più con parole ma con la sua stessa vita e testimonianza.
Quella di oggi è pertanto una risposta che si andrà formando in noi attraverso la nostra vita, giorno per giorno, con le fatiche e le gioie di ogni giorno.

Solo alla fine anche noi potremo dire con Gesù: nelle tue mani consegno il mio spirito, la mia vita, la mia storia di fede. Non più parole, formule o bei pensieri, ma la mia stessa vita diventata la mia riposta al Tuo Amore.