III Domenica di Pasqua Anno B
In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro (...).
Rileggiamo ancora una volta la meravigliosa pagina lucana dei
discepoli di Emmaus.
L’inizio redazionale ci dice che sono ritornati in fretta da
Emmaus, villaggio utopico nel senso che rappresenta tutti i luoghi dove spesso
ci dirigiamo spinti dalle nostre sconfitte e delusioni. Anche nelle nostra esperienza personale e di
fede spesso lasciamo Gerusalemme luogo del Tempio della presenza di Dio e ci
dirigiamo verso Emmaus luogo nel quale torniamo, verso la nostra casa quella di
prima dell’incontro con Dio. Torniamo indietro nel nostro cammino umano o di
fede delusi e senza speranza. Ad Emmaus
tutto finisce e torna come prima lasciando un senso di amarezza in bocca: il
mondo è sempre stato così e sempre sarà così.








