lunedì 14 ottobre 2019

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C





Lc 17, 5-10

“...siamo servi inutili...”

...inutile significa che non serve a niente, che non produce, inefficace. Ma non è questo il senso nella lingua di Gesù: non sono né incapaci né improduttivi quei servi che arano, pascolano, preparano da mangiare. E mai è dichiarato inutile il servizio. Significa: siamo servi senza pretese, senza rivendicazioni, senza secondi fini. E ci chiama ad osare la vita, a scegliere, in un mondo che parla il linguaggio del profitto, di parlare la lingua del dono; in un mondo che percorre la strada della guerra, di prendere la mulattiera della pace. Dove il servizio non è inutile, ma è ben più vero dei suoi risultati: è il nostro modo di sradicare alberi e farli volare." (Ermes Ronchi)

sabato 28 settembre 2019

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

 "San Michele, 
aiutaci a lottare per la nostra salvezza. 
San Gabriele, 
portaci la buona notizia che dà speranza. 
San Raffaele, 
proteggici nel nostro cammino". 
(Papa Francesco)

Padre Ermes Ronchi commenta così il Vangelo di oggi Lc. 16,19-31:
"Una parabola dura e dolce, con la morte a fare da spartiacque tra due scene: nella prima il ricco e il povero sono contrapposti in un confronto impietoso; nella seconda, si intreccia, sopra il grande abisso, un dialogo mirabile tra il ricco e il padre Abramo. Prima scena: un personaggio avvolto di porpora, uno vestito di piaghe; il ricco banchetta a sazietà e spreca, Lazzaro guarda con occhi tristi e affamati, a gara con i cani, se sotto la tavola è caduta una briciola. Morì il povero e fu portato nel seno di Abramo, morì il ricco e fu sepolto nell’inferno. Una domanda si impone con forza a questo punto: perché il ricco è condannato nell’abisso di fuoco? Di quale peccato si è macchiato?
Gesù non denuncia una mancanza specifica o qualche trasgressione di comandamenti o precetti. Mette in evidenza il nodo di fondo: un modo iniquo di abitare la terra, un modo profondamente ateo, anche se non trasgredisce nessuna legge. Un mondo così, dove uno vive da dio e uno da rifiuto, è quello sognato da Dio? È normale che una creatura sia ridotta in condizioni disumane per sopravvivere? Prima ancora che sui comandamenti, lo sguardo di Gesù si posa su di una realtà profondamente malata, da dove sale uno stridore, un conflitto, un orrore che avvolge tutta la scena. E che ci fa provare vergogna. Di quale peccato si tratta? «Se mi chiudo nel mio io, anche adorno di tutte le virtù, ma non partecipo all’esistenza degli altri, se non sono sensibile e non mi dischiudo agli altri, posso essere privo di peccati eppure vivo in una situazione di peccato» (Giovanni Vannucci)."

sabato 21 settembre 2019

XXV DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO C



In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L'amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. [...]».



La sorpresa: il padrone loda chi l'ha derubato. Il resto è storia di tutti i giorni e di tutti i luoghi, di furbi disonesti è pieno il mondo. Quanto devi al mio padrone? Cento? Prendi la ricevuta e scrivi cinquanta. La truffa continua, eppure sta accadendo qualcosa che cambia il colore del denaro, ne rovescia il significato: l'amministratore trasforma i beni materiali in strumento di amicizia, regala pane, olio – vita – ai debitori. Il benessere di solito chiude le case, tira su muri, inserisce allarmi, sbarra porte; ora invece il dono le apre: mi accoglieranno in casa loro. E il padrone lo loda. Non per la disonestà, ma per il capovolgimento: il denaro messo a servizio dell'amicizia.

Non viviamo in un'epoca di cambiamenti, ma in un cambiamento d'epoca che chiede a tutti un capovolgimento di vita: passare dall'uso del denaro per se stessi, all'uso del denaro per costruire per gli altri. 

sabato 14 settembre 2019

XXIV DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO C – Anno C




(...) Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno (...).

venerdì 28 giugno 2019

PROGRAMMA EVENTO FINALE


PROGRAMMA CONCLUSIVO DI RICAPITOLIAMO
LA VERNA 12-14 LUGLIO 2019.

·         12 LUGLIO VENERDI’  (ENTRO LE ORE 19,00) ARRIVI AL TAU, SISTEMAZIONE (PORTARE LENZUOLA), SI DORME NEI CAMERONI DIVISI TRA UOMINI E DONNE.
CENA FRANCESCANA (PORTARE I PANINI)
DOPO CENA INCONTRO INFORMALE, COMPIETA, RIPOSO.

·         13 LUGLIO SABATO LODI CON LA COMUNITA’, COLAZIONE, TEMPO LIBERO, PRANZO AL TAU, (ARRIVI  E SISTEMAZIONI ALTRI PARTECIPANTI)
ORA MEDIA, VISITA AL SANTUARIO, S. MESSA ALLA CAPPELLA DELLE STIMMATE, CENA AL TAU, DOPO CENA INCONTRO DI PREGHIERA E CONDIVISIONE.

·         14 LUGLIO DOMENICA
·         LODI ALLA STIMMATE APPELLO FINALE
·         ORE 11 S. MESSA CON LA COMUNITA’
PRANZO IN FORESTERIA FESTA 70° DI P. GABRIELE
ORA MEDIA, PARTENZE.



giovedì 13 giugno 2019

QUESTO PER VOI IL SEGNO


andiamo dunque fino a Betlemme

Sono appena ritornato a casa dopo i giorni passati in Terra Santa come Pellegrino sulle orme di Gesù, in cammino sulle tracce da Lui lasciate per poterlo ritrovare nel mio quotidiano e nella mia vita di fede.
Ciò che mi ha spinto a questo nuovo Pellegrinaggio e che mi ha riportato su luoghi già visti e conosciuti, sono state le parole che nel Vangelo di Luca l’Angelo rivolge ai pastori che nella notte Santa del Natale vegliavano i loro greggi vicino alla città di David, Betlemme,  (secondo la tradizione quel luogo è oggi denominato Beit Sahur (il campo dei pastori) ove esiste un Santuario/Memoriale dedicato ai Santi Angeli opera dell’Architetto Barluzzi nel 1954, la cui architettura richiama la forma di una tenda da campo), leggiamo dunque nel Vangelo di Luca il brano dell’annuncio ai pastori della nascita di Gesù da parte dell’Angelo:
“C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge.  Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l'angelo disse loro: "Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo:  oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore.  Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia". 


 E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: 
 "Gloria a Dio nel più alto dei cieli 
e pace in terra agli uomini che egli ama". 
 Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: "Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere".  Andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.  Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano.  Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore”. (Lc 2,8-19)
Questo per voi sia il segno: un bambino avvolto in fasce e deposto nella mangiatoia. La Gloria di Dio racchiusa e velata nelle piccole membra di un neonato, tanto povero da non avere una casa che lo accogliesse, poche fasce per coprirlo ed una mangiatoia usata dagli animali per mangiare, come culla. Non ori o argenti o splendore di grandi regge, ma la forza prorompente di un bambino vivo appena nato.
La ricerca di quel bambino vivo oggi e non nelle pietre di un passato remoto o nelle mura cadenti, che l’archeologia studia e ci tramanda o nei meravigliosi paesaggi della Palestina, ma il desiderio di un incontro che mi interpella e mi affascina, questo mi ha posto in cammino alla sua scoperta.
Per me come per i miei compagni di viaggio, la ricerca ci ha portato a Betlemme, la città di David, oltre quel cancello che ci introduce al Caritas Baby Hospital e lì lo abbiamo trovato nei volti e nelle storie di tanti bambini che ogni giorno vengono accolti e curati.
Prostrati lo abbiamo adorato nell’Eucarestia che abbiamo celebrato nella Cappella dell’Ospedale, abbiamo intonato il Gloria a Dio nell’alto dei cieli ed invocato Pace per quella Terra e per il mondo intero. E’ stato vero Natale nella gioia di quell’incontro, non più legato al calendario, con le sue scadenze ma celebrato nel cuore e nella gioia nella rivelazione di un volto di quel Bambino.
Dopo averlo riconosciuto vivo e presente nella nostra storia, lo abbiamo ritrovato nelle pietre viventi che sono i nostri fratelli nella fede che vivono in Terra Santa, i Cristiani, che nel silenzio della loro presenza, resistono nonostante le difficoltà di ogni genere, nell’uomo che soffre per mancanza di giustizia, e per quel mondo ancora diviso da tanti problemi ove prevalgono i muri di separazione e tardano ad arrivare segni di concordia e di fraternità ove pochi sono coloro che costruiscono ponti per potersi incontrare.
Come i pastori anch’io sono tornato per riferire ciò che del bambino era stato detto loro e per continuare qui e tessere la trame di una nuova storia fatta di solidarietà e amicizia.
A Betlemme abbiamo lasciato in dono una bellissima icona perché davanti ad essa si possa pregare, una sorta di prima campata di un erigendo ponte da costruire partendo proprio dalla preghiera e da continuare a casa nostra, una volta rientrati.
Allora sarà vero Natale non un giorno solo l’anno ma nella quotidianità della nostra vita, nella ferialità del quotidiano, diventata il nostro Tempio, nel quale adorare il Signore dal volto sereno di un bambino.